Il Campidoglio è a Cinque Stelle: De Vito presidente dell’aula, il piccolo Matteo sorprende mamma Virginia
È il fischio d’inizio. Con il primo Consiglio di oggi, la prima volta in aula Giulio Cesare dell’era Raggi, comincia la partita romana a Cinque Stelle. Alle spalle dunque indiscrezioni, retroscena, giochi di correnti e ritardi nella formazione della squadra di governo. Gli assessori ci sono, siedono tutti e dieci accanto alla neo sindaca e, lo ricorda lei stessa, “nessuno di loro è un politico”. In tempi di anti casta, per i grillini, è il valore aggiunto.
Abbiamo i consiglieri, l’esercito dei 48 tra maggioranza e opposizione, e un gruppo di deputati e senatori seduti per l’occasione tra gli scranni. All’appello anche Di Battista e Taverna, prontissimi a rimandare al mittente le accuse di correntismi dentro al Movimento. Il primo: “Smentisco le narrazioni degli ultimi giorni, l’importante è che la giunta sia valida”. Idem la seconda, interpellata da Romatoday, taglia corto: “Sfido chiunque a trovare qualcosa che non va nei nomi scelti per la giunta”. Con loro altri big del Movimento, da Gianluca Perilli all’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo.
Poi ci sono i parenti e gli amici dei neo consiglieri pentastellati, seduti in platea tra mazzi di fiori e selfie con gli eletti. “Sono molto contento ed emozionato. Se le ho fatto gli auguri? Certo” ha commentato alle telecamere Andrea Severini, marito della sindaca, anche lui attivista del M5S, anche lui su una poltrona tra le prime file, subito dietro agli avvocati dello studio Sammarco dove Raggi ha lavorato. Ci sono mamme quasi in lacrime, mogli, mariti. Sembra una laurea, un primo giorno di scuola.
Senza dubbio un lungo pomeriggio di emozioni per i nuovi arrivati, trascorso tra gli incoraggiamenti dei sostenitori oltre la vetrata, che al grido di “bravo” hanno suggellato le votazioni delle cariche di rito. Prima quella per il presidente d’Aula, Marcello De Vito, eletto con 30 voti su 48. Poi quelle per il vice, Andrea De Priamo, e per il vice vicario, Enrico Stefàno, poi per i segretari d’Aula. In fondo il giuramento della sindaca, che cita due giganti della storia capitolina, Argan e Petroselli, dicendosi “orgogliosa di essere la prima donna in Campidoglio”, la presentazione della giunta (QUI I NOMI) e il lungo applauso dei presenti, tutti in piedi per un saluto finale.
Il Campidoglio è a Cinque Stelle. E dalle voci dell’opposizione, destra e sinistra, non mancano perplessità. “La Raggi ha i numeri per fare una rivoluzione. Ci aspettiamo che faccia quella rivoluzione. Ma se il buongiorno si vede dal mattino non siamo molto ottimisti, perchè finora l’unica cosa che abbiamo visto è il manuale Cencelli 2.0”. L’ex sfidante Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, non le manda a dire alla nuova arrivata. Sempre da destra senza appello le parole di Storace, che nella corsa elettorale appoggiava Alfio Marchini: “E’ una giunta rossa che più rossa non si può”.
Roberto Giachetti non si pronuncia, ma stringe la mano a Raggi in occasione di una delle votazioni. Così il deputato Marco Miccoli: “Auguri alla Giunta Raggi/Casaleggio/Di Maio/Lombardi/ Taverna/ecc. Una Giunta ‘forte e libera’ che chiaramente nasce dall’autonomia decisionale del sindaco. Ma buona fortuna soprattutto ai romani”. Qualche polemica anche dalla presidente Pd del I municipio, Sabrina Alfonsi, che fa notare: “I minisindaci non sono stati invitati. C’ero solo io che sono venuta di mia iniziativa. E neanche una parola per noi nel discorso dopo il giuramento, neanche mezza”.
Poi la capogruppo della civica #RomaTornaRoma, Svetlana Celli: “Noi ci siamo e siamo propositivi per Roma e per i romani. Quello che abbiamo visto fino ad ora, tuttavia, ci ha lasciati perplessi. A partire dal balletto delle nomine per la Giunta e i posti chiave dell’amministrazione, così come non comprendiamo la presenza al centro dell’aula Giulio Cesare dello stato maggiore del M5S, compreso il mini-direttorio che dovrà sovrintendere alle scelte del sindaco”.
Nel mezzo il fuori programma che ha catalizzato l’attenzione di flash e telecamere strappando più di un sorriso. L’ingresso in Aula del figlio della sindaca, Matteo, 7 anni, tenuto in braccio dalla mamma. Il piccolo ha stretto la mano al neo presidente De Vito, ha giocato qualche minuto con lo schermo touch della postazione, utilizzata per il voto dei provvedimenti consiliari, sotto il controllo della mamma. Poi con la manina ha salutato i romani presenti, dallo scranno più alto dell’Aula. Ad aprire il consiglio un minuto di raccoglimento per la morte di Beau Solomom, il 19enne studente americano rapinato e gettato nel Tevere, dove è poi stato ritrovato morto due giorni fa. A chiuderlo il coro grillino: onestà, onestà.
